Lunedì, 09 Marzo 2015 14:29

Conta veramente la “Lunghezza”?

Da quando Google ha cominciato ad aggiornare la sua logica di catalogazione degli indici, molti webmaster hanno ipotizzato che in linea generale le pagine, in particolare dei blog, con i contenuti “corti” siano penalizzate rispetto a quelle più estese che si posizionano meglio nel motore di ricerca. Per rispondere concretamente a questo dubbio dobbiamo fare un passo indietro e capire come viene valutata la qualità di un sito secondo Google.

L’algoritmo di Google ha il compito difficile di valutare la qualità di un sito, ma considerando che nessuno ha accesso libero alla piattaforma di Google per poter analizzare la "sua" logica, ci basiamo su ciò che è stato detto da Amit Singhal che ci invita a partire da queste 23 domande quando creiamo i nostri contenuti, come base portante di un ottima indicizzazione:

1. Ti fideresti delle informazioni incluse in questo articolo?
2. Questo articolo è scritto da un esperto o da un appassionato che conosce bene l’argomento, o è di natura superficiale?
3. Il sito ha articoli duplicati o ridondanti su temi identici o simili, con differenze solo leggere sulle parole chiave?
4. Ti sentiresti a tuo agio nel lasciare il tuo numero di carta di credito a questo sito?
5. L’articolo presenta errori di ortografia, di stile, o di fatto?
6. I temi rispecchiano il reale interesse dei lettori del sito, o il sito genera contenuti cercando di capire cosa potrebbe ottenere un miglior posizionamento sui motori di ricerca?
7. L’articolo fornisce contenuti o informazioni, report, ricerche e analisi originali?
8. La pagina fornisce un valore sostanziale rispetto ad altre pagine incluse nei risultati di ricerca?
9. Che tipo di controllo qualità viene fatto sui contenuti?
10. L’articolo descrive entrambi i lati di una storia?
11. Il sito è riconosciuto come autorevole nel suo ambito?
12. Il contenuto è prodotto in outsourcing, su larga scala, da un gran numero di persone, o distribuito su un gran numero di siti, in modo che le singole pagine o siti non ottengono la stessa attenzione e cura?
13. L’articolo è stato scritto bene, o sembra poco curato o prodotto in fretta?
14. Per una query relativa alla salute, ti fideresti delle informazioni di questo sito?
15. Sei in grado di riconoscere questo sito come una fonte autorevole, quando ne viene menzionato il nome?
16. L’articolo tratta il tema in modo completo o dettagliato?
17. L’articolo contiene un’analisi perspicace o informazioni interessanti che vanno al di là dell’ovvio?
18. Questo è il genere di pagina che metteresti nei Preferiti, condivideresti o suggeriresti agli amici?
19. Questo articolo ha un eccessivo numero di annunci pubblicitari che distraggono o interferiscono con il contenuto principale?
20. Ti aspetteresti di vedere questo articolo in una rivista cartacea, in una enciclopedia o in un libro?
21. Gli articoli sono brevi, inconsistenti o comunque privi di particolari utili?
22. Le pagine sono prodotte con grande cura e attenzione ai dettagli?
23. Ci sono utenti che si lamentano quando vedono le pagine di questo sito?

In breve l’invito di Singhal è quello di focalizzarsi sulla produzione di contenuti di alta qualità, tenendo sempre bene a mente le domande qui sopra.

Neil Patel ha pubblicato qualche mese fa un pezzo dal titolo How Long Should Each Blog Post Be? A Data Driven Answer, che cerca proprio di approfondire il tema della “lunghezza perfetta” di un post, iniziando con lo sfatare 3 miti, che vi riportiamo tradotti:

1: deve essere corto

La prima scuola di pensiero è convinta che un post debba essere il più breve possibile. Una cosa attorno ai 200 caratteri, o rischierà di non essere letto del tutto. Prendiamo ad esempio i post che pubblica Seth Godin – uno dei più grandi marketer viventi – sul suo blog: ce ne sono alcuni più corti di 70 parole. Per Seth Godin, un post deve essere breve. E’ il suo stile, il suo approccio, il suo modo di comunicare, e al suo pubblico piace così. Non tutti, però, sono come lui: la brevità non sempre funziona. Può andare bene per alcuni contenuti, in alcune situazioni, ma non è sempre la miglior soluzione.

2: deve essere lungo

La seconda scuola di pensiero dice che un post deve essere per forza lungo. In molti pensano che i post di maggior successo, che convertono meglio, siano costituiti da migliaia di parole… e in effetti non hanno tutti i torti: Neil Patel, studiando le statistiche dei suoi articoli per capire quali caratteristiche accomunavano quelli finiti fra gli in-depth article, scoprì che quelli più lunghi hanno ricevuto in media più link e apprezzamenti sociali rispetto a quelli più brevi. Anche in questo caso, va però considerato che la lunghezza non è la soluzione unica per tutte le tipologie di messaggio o di contenuto.

3: le persone non leggono i contenuti sul web

Questo terzo mito gira ormai dal lontano 1997, quando Jakob Nielsen pubblicò un articolo dal titolo How Users Read on the Web. In quel pezzo, espose i dati di una ricerca secondo la quale solo il 16% degli utenti legge una pagina web parola per parola, mentre il 79% ne “scansiona” esclusivamente le parti più rilevanti. Ma ciò non significa che le persone non leggono. Significa che tendono a soffermarsi sui titoli (ecco perché importante pensare bene ai titoli), sulle liste puntate o numerate, sulle parole evidenziate, sulle immagini. La formattazione del contenuto è estremamente importante, e va curata nei minimi dettagli.

Non è solo questione di lunghezza

Mio Nonno diceva sempre "né lungo né corto, ma duro che duri” e anche se può sembrare ambigua come frase, questo è il segreto per scrivere un ottimo articolo. Sintetizzando si può riassumere in:

  • Sostanza – Domandati: “Quante parole servono per esprimere bene il concetto che ho in mente?” Se ne bastano 100, usane 100. Se ce ne vogliono 2.000, usane 2.000.
  • Stile – Ci sono stili di scrittura brevi, concisi, che vanno subito al punto. Altri più colloquiali e interattivi, e quindi più prolissi. Lo stile influenza inevitabilmente la lunghezza del contenuto.
  • Frequenza – Ci sono blogger che scrivono solo una volta alla settimana, e quindi i loro post sono solitamente molto lunghi. Altri preferiscono postare tutti i giorni, o anche più volte al giorno: in questo caso i contenuti sono normalmente più stringati. Dipende quindi anche molto dal tempo e dalle risorse a disposizione.
  • Formattazione – Il modo in cui un articolo viene formattato impatta enormemente sulla sua leggibilità. Come accennato sopra, è bene dividere il pezzo in più blocchi, usare bene i paragrafi, gli elenchi e le immagini, per favorire la scansione oculare e quindi la leggibilità.
  • Finalità – L’obiettivo di un contenuto è solitamente quello di portare conversioni, ma all’interno di questo “macro-obiettivo” ce ne possono essere altri. Ad esempio, aumentare la brand awareness, creare engagement sui social, portare nuovi iscritti alla mailing list, fare formazione o migliorare la SEO. Ogni obiettivo richiede contenuti di lunghezza differente.
  • Pubblico – Ogni pubblico è diverso. Devi conoscere bisogni, interessi, passioni e problemi della tua audience, e creare il contenuto della lunghezza giusta per loro.
  • Strumento – Contenuto non significa solo parole scritte. Puoi usare infografiche, o video, che non richiedono di essere “accompagnate” da testi eccessivamente lunghi.

Concludendo

La saggezza popolare, anche dove appare distante nel tempo e nel contesto, risulta sempre un ottimo consiglio da seguire in ogni circostanza... la prossima volta parleremo del detto "Troppi galli a cantar e non fa mai giorno"

Pubblicato in SEO
Lunedì, 09 Giugno 2014 14:21

Motori di ricerca e SEO consigli pratici

Mettere on-line il proprio sito costruito con Joomla, Wordpress, Magento etc... è veramente facile, tutt'altra cosa è però renderlo redditizio. Vediamo insieme qualche consiglio  pratico per farvi posizionare al meglio dai motori di ricerca.

Cominciamo a sfatare qualche leggenda, nessun Webmaster potrà mai offrirvi il servizio di "inserimento nei motori di ricerca"... è già, sembra strano dopo tutti i preventivi che vi hanno fatto dove veniva evidenziata proprio questa mirabile attività, ma la realtà è che Google indicizza da solo il vostro sito.

Il paragone che faccio ai nostri clienti è quello della libreria. Internet è in fondo una grande libreria dove all'interno si possono trovare una miriade di libri collocati in ordine casuale. Immaginate che ogni libro sia un sito, Google non fa altro che inviare continuamente piccoli "programmi" che vengono chiamati spider per raccogliere tutte le informazioni contenute nei "libri" (compreso il vostro) e crea, appunto, degli indici interni per collocare il vostro libro all'interno di un ordine predefinito che ha una logica tutta sua.

La fatidica domanda che molti fanno è "ma allora per essere visibile sui motori di ricerca, cosa devo fare?"

La risposta è "nulla", per essere visibile, a meno che non si venga bannati per azioni che vanno contro i principi di Google, non bisogna fare assolutamente nulla, la domanda giusta da fare è:

Come faccio a far sì che il mio libro (sito) a parità di argomento trattato, rispetto agli altri libri, venga riconosciuto da Google nel proprio indice nelle prime pagine di ricerca?

la risposta è SEO. Questa parola tanto abusata che pochi realmente conoscono, non significa altro che la sua traduzione, ovvero "ottimizzazione del motore di ricerca" il che significa scrivere il proprio libro affinchè sia ben compaginato secondo quelle regole di lettura riconosciute come standard W3C.

Dando per scontato che un agenzia professionale vi fornirà il sito con il codice che rispetti questo standard, un altro aspetto fondamentale sono i contenuti: vediamo allora qualche trucco per poter scrivere al meglio i propri.

  • Usare un titolo denso di parole chiave, ovvero con un alta percenuale di parole definite "chiave" sull'argomento trattato. Il titolo html delle pagine: quello che viene visualizzato in alto sul browser, e che non sempre corrisponde al titolo dell'articolo. Dovrete cercare di fare di questo un cavallo di battaglia per ogni  articolo: se per esempio volete parlare di "motori a scoppio" è ovviamente preferibile un titolo HTML quale: Motori a scoppio : dalla A alla Z mentre un titolo come Tutto quello che volevate sapere sui motori a scoppio - diventa disperisivo sulla nostra parola chiave, abbassandone la densità.
  • Non eccedere con le keyword, tre o quattro bastano e avanzano, troppe non servono a nulla, keyword "geniali" come "xxx porn" dentro un articolo che parla di cucina...  sono controproducenti. Una volta il motore "ci cascava", ovvero ti mostrava nei risultati anche per quelle keyword, ora semplicemente si limita a metterti in Blacklist, ovvero a farti sparire dalla libreria!
  • Gli alias - Separare le parole dell'alias del titolo con dei trattini '-'. Inoltre cerca di inserire parole chiave sinonimi di quelle già utilizzate abbondantemente nell'articolo anche nell'alias: esso sarà parte dell'URL che darai in pasto ai motori.
  • Contenuti validi - Scrivendo che il tuo cane oggi ha la febbre probabilmente aggiornerai il sito ogni giorno ma rischi di disperdere l'argomento principale trasformando il tuo "libro" di cucina in un enciclopedia medica...mai e poi mai! Prenditi un'ora di tempo, pensa un articolo intelligente e stendilo: un contenuto valido riceve link, viene trasmesso, pubblicizzato; in molti verranno quindi a conoscenza di esso. Tanti contenuti validi significano tanto traffico di visitatori "mirati" & tanti link = sono importante. Google considera i siti importanti maggiormente di altri.
  • Non fare l'hyper-hyper-linker! Bello il tuo articolo, ottimo, tanti riferimenti, mille link a mille risorse utili diverse, ma hai pensato al PageRank della pagina? Eh si, perchè il PageRank dipende molto (moltissimo) anche dai link in uscita della pagina in questione: prendi quindi in considerazione questo fatto, per capire se vuoi veramente "linkare" a 7 siti sulla vendita di cuccioli di bull-dog, quando invece potresti inserirne uno e saresti già tranquillo.
  • Pubblicare la tua pagina in più siti, stesso contenuto, link al sito principale significa darsi la zappa sui piedi, Google trova le 2 pagine identiche e ne declassa inevitabilmente una (ma anche tutte e due molto facilmente oggi). Cerca di non proporre contenuti identici, varia qualche riga o, molto più intelligentemente, riporta un centinaio di parole per poi concludere l'articolo con un bel: Se vuoi finire di leggere questo articolo vieni su www.sardegnaweb.it/articolo-fantastico.html.
  • Linka articoli (tuoi) correlati - O meglio utilizza i TAGS per creare le correlazioni, un visitatore che ne ha trovato un articilo interessante, leggerà anche l'altro. Un motore che posiziona bene uno, poi, posizionerà di conseguenza anche l'altro. Certo, come al solito, 20 articoli sullo stesso argomento sono eccessivi...

Questi sono solo alcuni consigli pratici, che devono però diventare la base per sviluppare tutta una serie di metodiche e processi che nel tempo danno sicuramente esito positivo sul posizionamento del proprio sito all'interno dei motore di ricerca.

La prossima volta vi svelerò come fare un ottima crema pasticcera ^_^

Pubblicato in SEO

formfianco

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